Che giornata, quella di oggi.
All'inizio mi sono addentrato nella storia di una ragazzina affidata ad una comunità la cui nonna vorrebbe venisse affidata a lei. In linea di massima ("è sempre meglio una famiglia..." o, peggio, "ma quanto costa una comunità...") sarei d'accordo. Tuttavia, approfondendo la storia, anche attraverso un tributo di lacrime e dolore, mi rendo conto che ciò sarebbe possibile solo se pressochè costantemente fossimo in grado di assegnarle un tutor a domicilio. Una persona che la accompagnasse. E chissà se sarà possibile. Domani ne devo parlare. Anche se penso che non sia una problematica che ci compete visto che la ragazzina non è residente da noi. Vedremo.
Certo, che la fragilità emotiva trova davvero radici nelle nostre età dell'inizio. I più diranno "ha scoperto l'acqua calda". Può esserlo. Ma la consapevolezza, no. Non è scoprire l'acqua calda. E' scoprire cosa c'è di "sbagliato" nel nostro processo di crescita. Ed è lì che potremo porre dei correttivi. Paradossalmente i nostri casi potrebbero essere più recettivi di quelli delle persone che non presentano forme di disagio conclamato.
Vabbè. Poi per il resto mi sono tenuto quell'emozione vicino al pianto per il resto della giornata, per arrivare alla sperimentazione della quiete profonda. Per un certo periodo non mi sono più ricordato di dove fossi, sensazione meravigliosa di vuoto assoluto. Come se ci fosse in gioco la ricostruzione.
Giorno interessante